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Ho scritto un racconto con l’intento di mostrarne la storia dentro lo spazio teatrale a cui era destinata.

Diversa è certamente la scrittura che si fa avanti per essere rappresentata: la storia ha bisogno di voci personaggi e di una scansione ritmica e vocale, di una alternanza di entrate e uscite pensate come se potessero essere fisicamente rappresentate.

Nel racconto il professore  Cirino Pascarella  è portatore di un universo sognato più che vissuto, una sorta di testimone solitario che sembra venire sempre da lontano e di non stare mai dove gli accade di trovarsi.

E’ una incantevole figura candidata ad essere completamente travolta ahimè!  Da quel clamore,  quella turbolenza di emozioni da cui ha sempre procurato di tenersi distante.

In contrasto con tale figura, quella della signora Olimpia tenutaria della Pensione Smeraldo dove il professore vive in una non ben identificata città portuale.

Dalla superficie estesa come  una megattera, a causa di una trasfusione sbagliata, Olimpia è portatrice di tutto il senso comune e popolare, totalmente incapace di decifrare i comportamenti e i modi del professore, unicamente interessata invece a sistemare la figlia Marilda ormai quasi quarantenne senza tuttavia riuscire mai nemmeno a procurare un approccio col nostro, tanto più che il professore mostra di essere lontanissimo e immune da qualsiasi fascinazione femminile.

I due mondi le due voci si incontrano quasi esclusivamente al di qua e al di là della porta della stanza 12; quella porta come un diaframma separa a malapena, senza proteggerlo, lo spazio buio abitato dal professore,  dalla piena molesta e incontinente della Olimpia che pare tracimare ad ogni istante e travolgere il professore; se non fosse che il nostro tutte le sere se ne va cosi lontano .….. ma in un inconfessabile cosi lontano .……

Con gioia attendo di raccontare questa storia in un palcoscenico che ho immaginato nudo e senza supporti  scenici per permettere alla voce e al corpo di riscrivere ogni volta la storia, narrando non come un lettore ma come l’ attore ogni volta diverso protagonista della vicenda stessa che non può che viverla quella storia, rappresentarla senza mai conoscerne la fine.



 

Grazie a tutti per l' accoglienza abbracciosa che mi avete riservato  nei vari incontri, ho ancora nei miei occhi i vostri occhi ed il suono delle vostre risate.

Un abbraccio grande

Anna Marchesini

Anna Marchesini - Moscerine

Qui dentro ci sono nove racconti a forte carica umoristica in cui la narrazione esalta aspetti microscopici talvolta invisibili dell’esistenza, insospettabili trame, elementi irrilevanti eppure capaci di ribaltarne il racconto. In quasi tutte queste storie esiste un imprevisto trascurabile, un tarlo, un insetto che si insinua sornione nella trama, si intrufola, si accomoda, si incista, si nutre al buio, fa la tana, corrode, si ingrassa, prolifica, crepa e deflagra sino a provocare il ribaltamento della trama e costringere la storia a riscrivere il finale. Mentre ci disponiamo ad osservare il disegno che incessantemente la vita traccia sulla tela dei personaggi, nel momento in cui giriamo il quadro scopriamo che un qualche diavolo di inaccessibile vizio, una sequela di accenti di cui non ci siamo accorti, uno scivolone, una carezza involontaria, una luce accesa nella casa di fronte, hanno mutato del tutto la scena. E così a cucire le trame dei destini della vita ma anche della morte è un filo invisibile di fulminee irrilevanze, moscerine appunto in grado di travolgere gli eventi e di precipitare i personaggi da situazioni sentimentali in disgrazie irresistibilmente comiche o così indicibilmente tragiche da sfiorare la farsa. Non può darsi che all’origine della Terra sia stata la lenta e irriducibile ascesa di un pidocchio al trono e che il Big Bang sia stato scatenato nell’attimo in cui il pidocchio poggiò il suo puntiforme deretano sull’intoccabile velluto che ahinoi! mascherava il caos?

Autografo Anna Marchesini